venerdì 4 ottobre 2013
Mio Signore,
le stelle luccicano
e gli occhi degli uomini sono chiusi.
I re hanno serrato le porte
e ciascun amante sta appartato col suo amore.
Io sono qui sola con Te.
Mio Signore
se ti adoro
per timore dell'inferno, bruciami nell'inferno.
Se ti adoro
per desiderio del Paradiso, barrami i suoi cancelli.
Ma se ti adoro
per Te stesso soltanto, disvelami la bellezza del tuo Volto.
Rabia al Basri
mercoledì 18 settembre 2013
Gli animali della fattoria decidono di fare un picnic. Si incamminano percio' tutti verso un bel prato. Li' giunti, si accorgono di avere dimenticato l'apriscatole. Chi va a prenderlo? I conigli, subito attenzionati, non hanno voglia; le oche, abbastanza veloci anch'esse, neanche; cani e gatti guardano da un'altra parte. Alla fine si offre la tartaruga: vado a prederlo io! Tra qualche entusiasmo, ...ma anche qualche perplessita', la tartaruga si avvia.
Passa un'ora, due ore, ne passano tre, della tartaruga non si sa nulla. Il gruppo si innervosisce, qualcuno dice che si puo' cominciare col prosciutto, la verdura, in attesa dell'apriscatole. Qualcun altro vuole aspettare ancora, la discussione cresce, pare che una maggioranza sia a favore di dare via alle danze senza indugio. Dal fondo del prato, prima di attraversare il bosco, s'ode allora la voce della tartaruga: "Eh ma se fate cosi' non vado piu'..."
Passa un'ora, due ore, ne passano tre, della tartaruga non si sa nulla. Il gruppo si innervosisce, qualcuno dice che si puo' cominciare col prosciutto, la verdura, in attesa dell'apriscatole. Qualcun altro vuole aspettare ancora, la discussione cresce, pare che una maggioranza sia a favore di dare via alle danze senza indugio. Dal fondo del prato, prima di attraversare il bosco, s'ode allora la voce della tartaruga: "Eh ma se fate cosi' non vado piu'..."
In primo luogo il terso e luminoso colore del cielo
In primo luogo il terso e luminoso colore del cielo,
e i corpi in esso racchiusi, le stelle che vagano ovunque nello spazio,
e la luna e lo splendore del sole dalla vivissima luce;
se tutto cio' apparisse ora per la prima volta ai mortali,
e all'improvviso si offrisse del tutto inatteso allo sguardo,
cos'altro piu' di codeste essenze potrebbe dirsi prodigioso,
o che prima le genti avrebbero meno ritenuto possibile?
Nulla, credo: tanto quelle visioni sarebbero state
mirabili. Eppure ormai nessuno, stanco a sazieta' di scorgerli,
si degna di sollevare lo sguardo ai luminosi templi del cielo.
Lucrezio, De Rerum Natura, Libro II
(trad. di Luca Canali)
e i corpi in esso racchiusi, le stelle che vagano ovunque nello spazio,
e la luna e lo splendore del sole dalla vivissima luce;
se tutto cio' apparisse ora per la prima volta ai mortali,
e all'improvviso si offrisse del tutto inatteso allo sguardo,
cos'altro piu' di codeste essenze potrebbe dirsi prodigioso,
o che prima le genti avrebbero meno ritenuto possibile?
Nulla, credo: tanto quelle visioni sarebbero state
mirabili. Eppure ormai nessuno, stanco a sazieta' di scorgerli,
si degna di sollevare lo sguardo ai luminosi templi del cielo.
Lucrezio, De Rerum Natura, Libro II
(trad. di Luca Canali)
Eros, ma tu mi vedi ancora?
Marco Antonio: Eros, ma tu mi vedi ancora?
Eros: Si', nobile signore.
Marco Antonio:
Vediamo a volte nuvole dalla forma di drago,
vapori, a volte, come un leone o un orso,
una rocca turrita o un picco a piombo,...
un monte con due cime o un promontorio azzurro
coperto d'alberi ondeggianti sul mondo,
aria che si fa beffe dei nostri occhi. Li hai visti, questi segni:
sono tutti spettacoli che ci offre il nero vespro.
Eros: Si',mio signore.
Marco Antonio:
Cio' che ora e' un cavallo, nel tempo di un pensiero
viene smembrato dalla nuvolaglia, che lo rende indistinto
come acqua nell'acqua.
Eros: E cosi' e', signore.
Marco Antonio:
Eros, buon servitore, ora il tuo comandante
E' una di quelle forme: eccomi come Antonio; ma non posso mantenere questo corpo visibile, ragazzo.
Shakespeare, Antonio e Cleopatra, Scena iv
Eros: Si', nobile signore.
Marco Antonio:
Vediamo a volte nuvole dalla forma di drago,
vapori, a volte, come un leone o un orso,
una rocca turrita o un picco a piombo,...
un monte con due cime o un promontorio azzurro
coperto d'alberi ondeggianti sul mondo,
aria che si fa beffe dei nostri occhi. Li hai visti, questi segni:
sono tutti spettacoli che ci offre il nero vespro.
Eros: Si',mio signore.
Marco Antonio:
Cio' che ora e' un cavallo, nel tempo di un pensiero
viene smembrato dalla nuvolaglia, che lo rende indistinto
come acqua nell'acqua.
Eros: E cosi' e', signore.
Marco Antonio:
Eros, buon servitore, ora il tuo comandante
E' una di quelle forme: eccomi come Antonio; ma non posso mantenere questo corpo visibile, ragazzo.
Shakespeare, Antonio e Cleopatra, Scena iv
lunedì 17 giugno 2013
Night
How beautiful is night!
A dewy freshness fills the silent air;
No mist obscures, nor cloud, nor speck, nor stain,
Breaks the serene of heaven;
In full-orbed glory yonder moon divine
Rolls through the dark blue depths.
Beneath her steady ray
The desert-circle spreads,
Like the round ocean, girdled with the sky.
How beautiful is night!
Robert Southey
Che meraviglia la notte!
Una freschezza di rugiada riempe l'aria silente;
Alcuna nebbia, o nube, o macchia di polvere
rompe il sereno del cielo;
In piena luce il divino globo lunare in gloria
percorre nell'oscurita' le profondita' blu.
Al di sotto del suo raggio fisso
l'intero orizzonte si distende,
come il tondo oceano, coronato dal cielo.
Che meraviglia la notte!
A dewy freshness fills the silent air;
No mist obscures, nor cloud, nor speck, nor stain,
Breaks the serene of heaven;
In full-orbed glory yonder moon divine
Rolls through the dark blue depths.
Beneath her steady ray
The desert-circle spreads,
Like the round ocean, girdled with the sky.
How beautiful is night!
Robert Southey
Che meraviglia la notte!
Una freschezza di rugiada riempe l'aria silente;
Alcuna nebbia, o nube, o macchia di polvere
rompe il sereno del cielo;
In piena luce il divino globo lunare in gloria
percorre nell'oscurita' le profondita' blu.
Al di sotto del suo raggio fisso
l'intero orizzonte si distende,
come il tondo oceano, coronato dal cielo.
Che meraviglia la notte!
domenica 16 giugno 2013
To Mary in Heaven
To Mary in Heaven
Thou lingering star, with lessening ray
That lovest to greet the early morn,
Again thou usherest in the day
My Mary from my Soul was torn.
O Mary! Dear, departed Shade!
Where is thy place of blissful rest?
Seest thou thy lover lowly laid?
Hear'st thou the groans that rend his breast?
That sacred hour can I forget,
Can I forget the hallowed grove,
Where by the winding Ayr, we met,
To live one day of Parting Love?
Eternity can not efface
Those records dear of transports past;
Thy image at our last embrace,
Ah! little thought we 'twas our last!
Ayr gurgling kiss'd his pebbled shore,
O'erhung with wild-woods, thickening green;
The fragrant birch, and hawthorn hoar,
Twined, am'rous, round the raptured scene:
The flowers sprang wanton to be prest,
The birds sang love on every spray;
Till too, too soon the glowing west
Proclaimed the speed of winged day.
Still o'er these scenes my mem'ry wakes,
And fondly broods with miser-care;
Time but th' impression stronger makes,
As streams their channels deeper wear,
My Mary! dear departed shade!
Where is thy place of blissful rest!
Seest thou thy Lover lowly laid!
Hear'st thou the groans that rend his breast!
Robert Burns
Scritta nell'autunno del 1789, nell'anniversario della morte di. Mary Campbell. Mary viveva in una fattoria non lontano da quella della famiglia di Burns. Poco si sa di lei, ma il poeta scrisse lui stesso la nota seguente: "Era una creatura affascinante, calda d'affetto generoso come mai fu concesso a un uomo di ricevere. Dopo una lunga frequentazione, la piu' ardente possibile, ci demmo appuntamento la seconda domenica di Maggio, in una radura appartata presso le rive dell'Ayr, dove passammo il giorno a dirci addio prima che lei si imbarcasse per le Regioni dell'Ovest, dove andava per preparare il nostro progetto di vita assieme. Alla fine dell'autunno successivo lei riattraverso' il mare per raggiungermi a Greenock, era appena sbarcata quando fu colpita da una febbre maligna, che precipito' il mio amore caro nella tomba in pochi giorni, prima ancora che io potessi sapere della sua malattia."
A Mary in Cielo
Tu stella tardiva, via via piu' fioca,
Che vuoi salutare il primo mattino,
Nuovamente annunci tu questo giorno,
il giorno che la mia Mary dall'anima mi fu strappata.
Oh Mary! Cara ombra svanita!
Dov'e' il luogo del tuo riposo beato?
Vedi tu il tuo amore a terra prostrato?
Odi tu i lamenti che gli lacerano il petto?
Inizia subito la nota malinconica, il poeta ha vegliato tutta la notte ricordando i teneri momenti dell’ultimo felice incontro. Poi lei gli fu strappata, e ancora lui non sa darsi pace; non sa dove sia finita, il titolo dice “in cielo”, ma Burns dice cielo perche’ non ha altra parola, non sa indicare il nulla, il vuoto.
Come posso scordare quell'ora sacra?
Posso dimenticare quel boschetto benedetto,
dove ci incontrammo, presso il fiume Ayr, col vento,
e vivemmo un giorno intero di commiato d'amore?
In eterno resteranno le tracce,
le impronte del passato trasporto.
La tua figura, al nostro ultimo abbraccio,
Ah! E come pensare che fosse davvero l'ultimo!
Dopo il ricordo, la seconda strofa comincia a descrivere il contesto paesaggistico. C’e’ il vento, sulle rive del fiume Ayr, che rende piu’ romantico l’abbraccio dei fidanzati. Di quell’abbraccio, resto’ un’impronta sull’erba, e restera’ in eterno.
L'Ayr bisbigliando baciava la riva di ciottoli,
e piu' sopra i boschi selvaggi, e il folto del verde;
la betulla odorosa e il candido biancospino,
fianco a fianco si affacciavano, in estasi.
I fiori eran alti, ansiosi di far da giaciglio,
d'amore cantavan gli uccelli, tutt'intorno,
finche' presto, troppo presto i raggi dell'Ovest
annunciavano che il giorno, alato, finiva.
Qui il sentimento raggiunge il culmine. Il paesaggio fa da controcanto al sentimento amoroso. Tutto e’ luce, armonia; anche il biancospino, candido di purezza, e la betulla, profumata, si abbinano, stanno fianco a fianco, come loro due; tutto concorre a benedire il loro abbraccio: anche gli uccellini, i fiori stessi. Ma, l’ultimo bagliore dei raggi al tramonto (glowing west) annuncia purtroppo la conclusione del commiato.
L’attacco della strofa e’ solenne, elegiaco (Ayr gurgling kiss'd his pebbled shore), il ritmo e’ lento e piano; la prima parola del primo verso e’ Ayr, il nome del fiume, quasi umanizzato: anche il fiume “bacia”.
Queste scene, ancora, indugio a ricordare,
le covo e proteggo, avaro geloso!
Il tempo non fa che aumentar lo sconforto,
come i torrenti in piena scavano piu' a fondo.
Mary O Mary mia, cara ombra svanita!
Dov'e' il luogo del tuo riposo beato?
Vedi tu il tuo amore a terra prostrato?
Odi tu i lamenti che gli squassano il petto?
Il poeta rimugina, e come un torrente in piena scava sempre piu’ a fondo il suo alveo, di inconsolabile sconforto.
Thou lingering star, with lessening ray
That lovest to greet the early morn,
Again thou usherest in the day
My Mary from my Soul was torn.
O Mary! Dear, departed Shade!
Where is thy place of blissful rest?
Seest thou thy lover lowly laid?
Hear'st thou the groans that rend his breast?
That sacred hour can I forget,
Can I forget the hallowed grove,
Where by the winding Ayr, we met,
To live one day of Parting Love?
Eternity can not efface
Those records dear of transports past;
Thy image at our last embrace,
Ah! little thought we 'twas our last!
Ayr gurgling kiss'd his pebbled shore,
O'erhung with wild-woods, thickening green;
The fragrant birch, and hawthorn hoar,
Twined, am'rous, round the raptured scene:
The flowers sprang wanton to be prest,
The birds sang love on every spray;
Till too, too soon the glowing west
Proclaimed the speed of winged day.
Still o'er these scenes my mem'ry wakes,
And fondly broods with miser-care;
Time but th' impression stronger makes,
As streams their channels deeper wear,
My Mary! dear departed shade!
Where is thy place of blissful rest!
Seest thou thy Lover lowly laid!
Hear'st thou the groans that rend his breast!
Robert Burns
Scritta nell'autunno del 1789, nell'anniversario della morte di. Mary Campbell. Mary viveva in una fattoria non lontano da quella della famiglia di Burns. Poco si sa di lei, ma il poeta scrisse lui stesso la nota seguente: "Era una creatura affascinante, calda d'affetto generoso come mai fu concesso a un uomo di ricevere. Dopo una lunga frequentazione, la piu' ardente possibile, ci demmo appuntamento la seconda domenica di Maggio, in una radura appartata presso le rive dell'Ayr, dove passammo il giorno a dirci addio prima che lei si imbarcasse per le Regioni dell'Ovest, dove andava per preparare il nostro progetto di vita assieme. Alla fine dell'autunno successivo lei riattraverso' il mare per raggiungermi a Greenock, era appena sbarcata quando fu colpita da una febbre maligna, che precipito' il mio amore caro nella tomba in pochi giorni, prima ancora che io potessi sapere della sua malattia."
A Mary in Cielo
Tu stella tardiva, via via piu' fioca,
Che vuoi salutare il primo mattino,
Nuovamente annunci tu questo giorno,
il giorno che la mia Mary dall'anima mi fu strappata.
Oh Mary! Cara ombra svanita!
Dov'e' il luogo del tuo riposo beato?
Vedi tu il tuo amore a terra prostrato?
Odi tu i lamenti che gli lacerano il petto?
Inizia subito la nota malinconica, il poeta ha vegliato tutta la notte ricordando i teneri momenti dell’ultimo felice incontro. Poi lei gli fu strappata, e ancora lui non sa darsi pace; non sa dove sia finita, il titolo dice “in cielo”, ma Burns dice cielo perche’ non ha altra parola, non sa indicare il nulla, il vuoto.
Come posso scordare quell'ora sacra?
Posso dimenticare quel boschetto benedetto,
dove ci incontrammo, presso il fiume Ayr, col vento,
e vivemmo un giorno intero di commiato d'amore?
In eterno resteranno le tracce,
le impronte del passato trasporto.
La tua figura, al nostro ultimo abbraccio,
Ah! E come pensare che fosse davvero l'ultimo!
Dopo il ricordo, la seconda strofa comincia a descrivere il contesto paesaggistico. C’e’ il vento, sulle rive del fiume Ayr, che rende piu’ romantico l’abbraccio dei fidanzati. Di quell’abbraccio, resto’ un’impronta sull’erba, e restera’ in eterno.
L'Ayr bisbigliando baciava la riva di ciottoli,
e piu' sopra i boschi selvaggi, e il folto del verde;
la betulla odorosa e il candido biancospino,
fianco a fianco si affacciavano, in estasi.
I fiori eran alti, ansiosi di far da giaciglio,
d'amore cantavan gli uccelli, tutt'intorno,
finche' presto, troppo presto i raggi dell'Ovest
annunciavano che il giorno, alato, finiva.
Qui il sentimento raggiunge il culmine. Il paesaggio fa da controcanto al sentimento amoroso. Tutto e’ luce, armonia; anche il biancospino, candido di purezza, e la betulla, profumata, si abbinano, stanno fianco a fianco, come loro due; tutto concorre a benedire il loro abbraccio: anche gli uccellini, i fiori stessi. Ma, l’ultimo bagliore dei raggi al tramonto (glowing west) annuncia purtroppo la conclusione del commiato.
L’attacco della strofa e’ solenne, elegiaco (Ayr gurgling kiss'd his pebbled shore), il ritmo e’ lento e piano; la prima parola del primo verso e’ Ayr, il nome del fiume, quasi umanizzato: anche il fiume “bacia”.
Queste scene, ancora, indugio a ricordare,
le covo e proteggo, avaro geloso!
Il tempo non fa che aumentar lo sconforto,
come i torrenti in piena scavano piu' a fondo.
Mary O Mary mia, cara ombra svanita!
Dov'e' il luogo del tuo riposo beato?
Vedi tu il tuo amore a terra prostrato?
Odi tu i lamenti che gli squassano il petto?
Il poeta rimugina, e come un torrente in piena scava sempre piu’ a fondo il suo alveo, di inconsolabile sconforto.
mercoledì 12 giugno 2013
Anthem for doomed youth
Anthem for doomed youth
What passing-bells for these who die as cattle?
Only the monstrous anger of the guns.
Only the stuttering rifles' rapid rattle
Can patter out their hasty orisons.
No mockeries now for them; no prayers nor bells;
Nor any voice of mourning save the choirs,
The shrill, demented choirs of wailing shells;
And bugles calling for them from sad shires.
What candles may be held to speed them all?
Not in the hands of boys, but in their eyes
Shall shine the holy glimmers of good-byes.
The pallor of girls' brows shall be their pall;
Their flowers the tenderness of patient minds,
And each slow dusk a drawing-down of blinds
Inno per una gioventu' spacciata
Quali campane a morto per questi che muoiono come bestie?
Solo la mostruosa rabbia delle armi.
Solo il rantolo ripetuto dei fucili schioppettanti
ecco la sola rapida orazione bisbigliabile.
Niente parole ora per loro; ne' preghiere ne' campane;
Nessun'altra voce di cordoglio salvo i cori,
I forsennati cori stridenti delle granate ululanti;
E squilli di tromba da tristi contee.
Quali candelabri prendere per dar loro l'addio?
Non nelle mani di ragazzi, ma nei loro occhi
brilleranno gli ultimi santi raggi di luce.
La loro bare, saranno le fronti pallide delle donne;
I fiori, saranno la tenerezza di pensieri pietose,
e ogni lento crepuscolo, sara' l'oscuramento della stanza.
Wilfred Owen
What passing-bells for these who die as cattle?
Only the monstrous anger of the guns.
Only the stuttering rifles' rapid rattle
Can patter out their hasty orisons.
No mockeries now for them; no prayers nor bells;
Nor any voice of mourning save the choirs,
The shrill, demented choirs of wailing shells;
And bugles calling for them from sad shires.
What candles may be held to speed them all?
Not in the hands of boys, but in their eyes
Shall shine the holy glimmers of good-byes.
The pallor of girls' brows shall be their pall;
Their flowers the tenderness of patient minds,
And each slow dusk a drawing-down of blinds
Inno per una gioventu' spacciata
Quali campane a morto per questi che muoiono come bestie?
Solo la mostruosa rabbia delle armi.
Solo il rantolo ripetuto dei fucili schioppettanti
ecco la sola rapida orazione bisbigliabile.
Niente parole ora per loro; ne' preghiere ne' campane;
Nessun'altra voce di cordoglio salvo i cori,
I forsennati cori stridenti delle granate ululanti;
E squilli di tromba da tristi contee.
Quali candelabri prendere per dar loro l'addio?
Non nelle mani di ragazzi, ma nei loro occhi
brilleranno gli ultimi santi raggi di luce.
La loro bare, saranno le fronti pallide delle donne;
I fiori, saranno la tenerezza di pensieri pietose,
e ogni lento crepuscolo, sara' l'oscuramento della stanza.
Wilfred Owen
venerdì 31 maggio 2013
Banks of Doon
Ye banks and braes o' bonie Doon,
How can ye bloom sae fresh and fair?
How can ye chant, ye little birds,
And I sae weary fu' o' care!
Thou'll break my heart, thou warbling bird,
That wantons thro' the flowering thorn!
Thou minds me o' departed joys,
Departed never to return.
Aft hae I rov'd by bonie Doon
To see the rose and woodbine twine,
And ilka bird sang o' its luve,
And fondly sae did I o' mine.
Wi' lightsome heart I pu'd a rose,
Fu' sweet upon its thorny tree!
And my fause luver staw my rose --
But ah! he left the thorn wi' me.
Robert Burns
Voi sponde e margini del bel fiume Doon,
Come riuscite a fiorire così fresche e belle?
Come riuscite a cantare, voi uccelli,
Mentre io sono qui, stanca, angosciata!
Voi spezzerete il mio cuore, col vostro canto virtuoso
Voi uccelli che volate attraverso le spine in fiore!
Mi ricordate le gioie ormai lontane,
andate via per non tornare mai più.
Spesso ho remato lungo il bel Doon
per osservare la rosa e il caprifoglio attorcigliarsi,
E ogni passero cantava il suo amore,
E io, appassionatamente, cantavo il mio.
Con il cuore leggero, afferrai una rosa,
Piena di dolcezza sul suo ramo spinoso!
E il mio falso amore rubò il fiore -
Ma ah! se n'è andato lasciandomi la spina.Visualizza altro
How can ye bloom sae fresh and fair?
How can ye chant, ye little birds,
And I sae weary fu' o' care!
Thou'll break my heart, thou warbling bird,
That wantons thro' the flowering thorn!
Thou minds me o' departed joys,
Departed never to return.
Aft hae I rov'd by bonie Doon
To see the rose and woodbine twine,
And ilka bird sang o' its luve,
And fondly sae did I o' mine.
Wi' lightsome heart I pu'd a rose,
Fu' sweet upon its thorny tree!
And my fause luver staw my rose --
But ah! he left the thorn wi' me.
Robert Burns
Voi sponde e margini del bel fiume Doon,
Come riuscite a fiorire così fresche e belle?
Come riuscite a cantare, voi uccelli,
Mentre io sono qui, stanca, angosciata!
Voi spezzerete il mio cuore, col vostro canto virtuoso
Voi uccelli che volate attraverso le spine in fiore!
Mi ricordate le gioie ormai lontane,
andate via per non tornare mai più.
Spesso ho remato lungo il bel Doon
per osservare la rosa e il caprifoglio attorcigliarsi,
E ogni passero cantava il suo amore,
E io, appassionatamente, cantavo il mio.
Con il cuore leggero, afferrai una rosa,
Piena di dolcezza sul suo ramo spinoso!
E il mio falso amore rubò il fiore -
Ma ah! se n'è andato lasciandomi la spina.Visualizza altro
mercoledì 15 maggio 2013
Arms and the boy
Arms and the boy
Let the boy try along this bayonet-blade
How cold steel is, and keen with hunger of blood;
Blue with all malice, like a madman's flash;
And thinly drawn with famishing for flesh.
Lend him to stroke these blind, blunt bullet-heads
Which long to nuzzle in the hearts of lads.
Or give him cartridges of fine zinc teeth,
Sharp with the sharpness of grief and death.
For his teeth seem for laughing round an apple.
There lurk no claws behind his fingers supple;
And God will grow no talons at his heels,
Nor antlers through the thickness of his curls.
Wilfred Owen
Le armi e il ragazzo
Fai provare al ragazzo sulla lama della baionetta
Quanto e' freddo l'acciaio, assetato di sangue;
Colore blu maligno, come le pezze dei matti,
E trafilato tagliente per aver fame di carne.
Lasciamolo colpire con questi proiettili ciechi, ottusi
Che anelano ad annidarsi nei cuori dei giovani.
O diamogli cartucce, dai bei denti di zinco,
Penetranti, precise di morte e dolore.
Ma i suoi denti son fatti per ridere, con una mela.
Non si celano artigli dietro le sue agili dita:
E Dio non fa crescere unghioni sotto i talloni,
Ne' palchi di corna sotto lo spessore dei riccioli.
(Iniziazione alle armi vista come perversione. Non e' il desiderio di Dio trasformare i giovani in assassini (Dio non fa crescere unghioni sotto i talloni). Anche se c'erano molti volontari (siamo nella prima guerra mondiale), nessuno poteva comprendere cosa cui andava incontro, perche' nulla del genere era successo prima. Le pezze dei matti erano ritagli di stoffa blu cuciti sulle giacche dei soldati in cura psichiatrica per danni da stress di guerra. Le rime non sono quasi mai vere rime, ci sono assonanze e allitterazioni, volutamente.)
martedì 14 maggio 2013
I saw his round mouth's crimson deepen as it fell
Like a sun, in his last deep hour;
watched the magnificent recession of farewell,
clouding, half gleam, half glower,
and a last splendour burn the heavens of his cheek.
And in his eyes
the cold stars lighting, very old and bleak,
in different skies.
Wilfried Owen
Vidi la sua bocca rotonda, in rosso cremisi, affondare cadendo
come un sole, nella sua ultima ora profonda;
scrutai il mirifico abbandono dell'addio,
il crepuscolo, ancora un bagliore, ancora un raggio,
e un ultimo splendore che ardeva i cieli della guancia.
E nei suoi occhi
le stelle fredde, vecchissime e nude, accese
in altri cieli.
(Lo "spettacolo" di un soldato che muore, il sangue alla bocca come un sole al tramonto, gli occhi lontani come stelle. Ammesso che la mia interpretazione sia giusta, perche' il significato della poesia potrebbe essere completamente diverso.
"Clouding" potrebbe voler significare quel fenomeno per cui, al tramonto, in pochi attimi compaiono improvvisamente le nuvole all'orizzonte, gia' scure, non appena gli ultimi raggi del sole scompaiono. Non sapendo come renderlo con una sola parola, neanche con due, ho optato per "crepuscolo". Ho reso "bleak", riferito alle stelle, con "nude", perche' ho immaginato un significato di desolazione, di solitudine)
Like a sun, in his last deep hour;
watched the magnificent recession of farewell,
clouding, half gleam, half glower,
and a last splendour burn the heavens of his cheek.
And in his eyes
the cold stars lighting, very old and bleak,
in different skies.
Wilfried Owen
Vidi la sua bocca rotonda, in rosso cremisi, affondare cadendo
come un sole, nella sua ultima ora profonda;
scrutai il mirifico abbandono dell'addio,
il crepuscolo, ancora un bagliore, ancora un raggio,
e un ultimo splendore che ardeva i cieli della guancia.
E nei suoi occhi
le stelle fredde, vecchissime e nude, accese
in altri cieli.
(Lo "spettacolo" di un soldato che muore, il sangue alla bocca come un sole al tramonto, gli occhi lontani come stelle. Ammesso che la mia interpretazione sia giusta, perche' il significato della poesia potrebbe essere completamente diverso.
"Clouding" potrebbe voler significare quel fenomeno per cui, al tramonto, in pochi attimi compaiono improvvisamente le nuvole all'orizzonte, gia' scure, non appena gli ultimi raggi del sole scompaiono. Non sapendo come renderlo con una sola parola, neanche con due, ho optato per "crepuscolo". Ho reso "bleak", riferito alle stelle, con "nude", perche' ho immaginato un significato di desolazione, di solitudine)
sabato 4 maggio 2013
Fifty-fifty
You can have the grackle whistling blackly
from the feeder as it tosses seed,
if I can have the red-tailed hawk perched
imperious as an eagle on the high branch.
You can have the brown shed, the field mice
hiding under the mower, the wasp’s nest on the door,
if I can have the house of the dead oak,
its hollowed center and feather-lined cave.
You can have the deck at midnight, the possum
vacuuming the yard in its white prowl,
if I can have the yard of wild dreaming, pesky
raccoons, and the roaming, occasional bear.
You can have the whole house, window to window,
roof to soffits to hardwood floors,
if I can have the screened porch at dawn,
the Milky Way, any comets in our yard.
Patricia Clark (U.S. poet laureate)
Meta' ciascuno
Puoi avere la gracola che soffia cattiva
dalla mangiatoia mentre sputacchia i semi,
se io posso avere il falco codirosso imperioso
come un'aquila la' in alto sul ramo.
Puoi avere il granaio marrone, i topi di campo
che si acquattano sotto la mietitrice, e il nido di vespe alla porta,
se io posso avere la casa della quercia secca,
il suo interno scavato foderato di piume.
Puoi avere la terrazza a mezzanotte, l'opossum
bianco che vagabonda nel prato,
se io posso avere, nel prato, i procioni selvaggi, indomiti
a anche la visita imprevista dell'orso.
Puoi avere tutta la casa, da finestra a finestra,
tetto, soffitte e pavimento in legno massiccio,
se io posso avere il terrazzo per me solo al tramonto
la Via Lattea e ogni cometa sul prato.
(Traduzione temeraria e magari sballatissima)
from the feeder as it tosses seed,
if I can have the red-tailed hawk perched
imperious as an eagle on the high branch.
You can have the brown shed, the field mice
hiding under the mower, the wasp’s nest on the door,
if I can have the house of the dead oak,
its hollowed center and feather-lined cave.
You can have the deck at midnight, the possum
vacuuming the yard in its white prowl,
if I can have the yard of wild dreaming, pesky
raccoons, and the roaming, occasional bear.
You can have the whole house, window to window,
roof to soffits to hardwood floors,
if I can have the screened porch at dawn,
the Milky Way, any comets in our yard.
Patricia Clark (U.S. poet laureate)
Meta' ciascuno
Puoi avere la gracola che soffia cattiva
dalla mangiatoia mentre sputacchia i semi,
se io posso avere il falco codirosso imperioso
come un'aquila la' in alto sul ramo.
Puoi avere il granaio marrone, i topi di campo
che si acquattano sotto la mietitrice, e il nido di vespe alla porta,
se io posso avere la casa della quercia secca,
il suo interno scavato foderato di piume.
Puoi avere la terrazza a mezzanotte, l'opossum
bianco che vagabonda nel prato,
se io posso avere, nel prato, i procioni selvaggi, indomiti
a anche la visita imprevista dell'orso.
Puoi avere tutta la casa, da finestra a finestra,
tetto, soffitte e pavimento in legno massiccio,
se io posso avere il terrazzo per me solo al tramonto
la Via Lattea e ogni cometa sul prato.
(Traduzione temeraria e magari sballatissima)
giovedì 2 maggio 2013
Storiella zen
Due monaci zen procedono lungo il loro cammino. Giunti alla riva di un torrente, incontrano una ragazza vestita a festa, che vuole attraversare, ma non vuole rovinarsi le scarpe nuove e ha paura a passare a piedi nudi. Uno dei monaci la prende in braccio e la porta dall'altra parte. Poi ciascuno riprende il suo cammino. Dopo tre ore, l'altro monaco dice al primo: "Hai fatto male a prendere la ragazza in braccio, le nostre regole lo proibiscono". Il primo monaco risponde: "Io ho lasciato la ragazza sulla riva, invece tu la porti ancora dentro di te nella tua mente".
mercoledì 1 maggio 2013
L'ura squisia
A l’è l’ura squisía. Ant l’aria che a se scüra
a-i termula ‘n suris leger, fait ed rifless
ed reusa spalí e d’or, che a svanisso tramez
al nèir dle feuje s-ciasse, mentre l’aria a vèn püra.
A l’è l’ura squisía. Ant le leje pi sombre
mi 'm na vadu sul apress al vol dij me pense’,
e mia ment as arpusa ant cust fantastiche’,
mentre j’euj a seguo tra j’erbo ‘l gieugh d’jombre.
A l’è l’ura squisía. Ij murus a sparisso
Dare’ dle bussona’, an bisbijand sut vus,
perche’ a st’ura ij basin a sun pi delissius.
Ant l’umbra cumpiasenta ij murus a sparisso.
A l’è l’ura squisía. Ant la sèira d’avril,
ji sguard as serco ant l’umbra e j’anime as confundo,
ij laver a termolo e ij cheur an feu as respundo,
e daspertüt as sent cume ‘n perfum sutil.
A l’è l’ura squisía. Sü per el ciel steila’
La lun-a a munta adasi. Tüt ant la sèira a tas
Cume ant an seugn ed pas.
La lun-a a munta adasi sü per el ciel steila’.
Giuseppe Pacotto
martedì 30 aprile 2013
Elogio dell'infanzia
Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.
Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.
Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.
Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.
Peter Handke
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.
Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.
Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.
Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.
Peter Handke
giovedì 25 aprile 2013
Accanto a un bicchiere di vino
Con uno sguardo mi ha resa piu' bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito improvviso di ali.
Il tavolo e' tavolo, il vino e' vino
nel bicchiere che e' un bicchiere
e sta li' dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto cio' che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.
Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea. Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano piu' reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.
Wislawa Szymborska
e io questa bellezza l'ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito improvviso di ali.
Il tavolo e' tavolo, il vino e' vino
nel bicchiere che e' un bicchiere
e sta li' dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto cio' che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.
Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea. Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano piu' reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.
Wislawa Szymborska
martedì 23 aprile 2013
Hunter
Half asleep on top of this bleak landscape,
surrounded by chukkers,
I crouch behind a pile of rocks and dream
I embrace my babysitter.
A few inches from my face
her cool and youthful eyes stare at me from two remaining
wildflowers. There's a question in those eyes
I can't answer. Who is to judge these things?
But deep under my winter underwear,
my blood stirs.
Suddenly, her hand rises in alarm -
the geese are streaming off their river island,
rising, rising up this gorge.
I move the safety. The body gathers, leans to its work.
Believe in the fingers.
Believe in the nerves.
Believe in THIS.
Raymond Carver
Cacciatore
Mezzo addormentato in cima a questo paesaggio desolato,
circondato da picchi
mi accuccio dietro un mucchio di pietre e sogno
di abbracciare la babysitter.
A un palmo dal mio viso
i suoi tranquilli occhi di ragazza mi guardano
da un paio di fiori selvatici
superstiti. In quegli occhi c'e' una domanda
cui non so rispondere. Chi puo' giudicare queste cose?
Ma giu', sotto i mutandoni di lana,
mi si rimescola il sangue.
D'improvviso le sue mani si levano allarmate -
le anatre volano via dalla loro isola nel fiume,
levandosi su, in alto su questa forra.
Tolgo la sicura. Il corpo si raccoglie, si dispone al lavoro.
Devi credere nelle dita.
Devi credere nei nervi.
Devi credere in QUESTO.
(traduzione di Francesco Durante e Riccardo Duranti, modificata al quintultimo verso)
surrounded by chukkers,
I crouch behind a pile of rocks and dream
I embrace my babysitter.
A few inches from my face
her cool and youthful eyes stare at me from two remaining
wildflowers. There's a question in those eyes
I can't answer. Who is to judge these things?
But deep under my winter underwear,
my blood stirs.
Suddenly, her hand rises in alarm -
the geese are streaming off their river island,
rising, rising up this gorge.
I move the safety. The body gathers, leans to its work.
Believe in the fingers.
Believe in the nerves.
Believe in THIS.
Raymond Carver
Cacciatore
Mezzo addormentato in cima a questo paesaggio desolato,
circondato da picchi
mi accuccio dietro un mucchio di pietre e sogno
di abbracciare la babysitter.
A un palmo dal mio viso
i suoi tranquilli occhi di ragazza mi guardano
da un paio di fiori selvatici
superstiti. In quegli occhi c'e' una domanda
cui non so rispondere. Chi puo' giudicare queste cose?
Ma giu', sotto i mutandoni di lana,
mi si rimescola il sangue.
D'improvviso le sue mani si levano allarmate -
le anatre volano via dalla loro isola nel fiume,
levandosi su, in alto su questa forra.
Tolgo la sicura. Il corpo si raccoglie, si dispone al lavoro.
Devi credere nelle dita.
Devi credere nei nervi.
Devi credere in QUESTO.
(traduzione di Francesco Durante e Riccardo Duranti, modificata al quintultimo verso)
domenica 21 aprile 2013
Donna de Paradiso
Nunzio:
Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide
5che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’on flagellato»
Maria:
«Como essere porria,
che non fece follia,
10Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».
Nunzio:
«Madonna, ell'è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
15fatto n’à gran mercato».
Maria:
«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!
Cristo figlio se mena,
como hane annunzïato».
Nunzio:
20
«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
ònlo dato a Pilato».
Maria:
«O Pilato, non fare
25el figlio meo tormentare,
ch’eo te pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».
Popolo:
«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
contradice al senato».
Maria:
«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
35de che avete pensato».
Popolo:
«Traiàn for li ladroni,
che sian soi compagnoni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».
Maria:
40«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustïato?
Figlio occhi iocundi,
45figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ sì lattato?».
Nunzio:
«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,
50ove la vera luce
déi essere levato».
Maria:
«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?
E que ci aponerai,
55che no n’à en sé peccato?».
Nunzio:
«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;
la gente par che voglia
che sia martirizzato».
Maria:
60«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,
com’en crudel firire
tutto l’òn ensanguenato».
Nunzio:
«Donna, la man li è presa,
65ennella croc’è stesa;
con un bollon l’òn fesa,
tanto lo ’n cci òn ficcato.
L’altra mano se prende,
ennella croce se stende
70e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.
Donna, li piè se prènno
e clavellanse al lenno;
onne iontur’ aprenno,
75tutto l’òn desnodato».
Maria:
«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,
figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?
80Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,
ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».
Cristo:
«O mamma, o’ n’èi venuta?
85Mortal me dà’ feruta,
cà ’l tuo plagner me stuta
ché ’l veio sì afferato».
Maria:
«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
90Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».
Cristo:
«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve li mei compagni,
95ch’êl mondo aio aquistato».
Maria:
«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.
100C’una aiàm sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato!».
Cristo:
«Mamma col core afflitto,
105entro ’n le man’ te metto
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.
Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,
110àginne pietate,
cà ’l core sì à furato».
Maria:
«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
115figlio attossecato!
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!
120Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?
Figlio dolc’e piacente,
125figlio de la dolente,
figlio àte la gente
malamente trattato.
Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
130Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.
Che mort'ha figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».
Jacopone da Todi
Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide
5che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’on flagellato»
Maria:
«Como essere porria,
che non fece follia,
10Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».
Nunzio:
«Madonna, ell'è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
15fatto n’à gran mercato».
Maria:
«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!
Cristo figlio se mena,
como hane annunzïato».
Nunzio:
20
«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
ònlo dato a Pilato».
Maria:
«O Pilato, non fare
25el figlio meo tormentare,
ch’eo te pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».
Popolo:
«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
contradice al senato».
Maria:
«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
35de che avete pensato».
Popolo:
«Traiàn for li ladroni,
che sian soi compagnoni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».
Maria:
40«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustïato?
Figlio occhi iocundi,
45figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ sì lattato?».
Nunzio:
«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,
50ove la vera luce
déi essere levato».
Maria:
«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?
E que ci aponerai,
55che no n’à en sé peccato?».
Nunzio:
«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;
la gente par che voglia
che sia martirizzato».
Maria:
60«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,
com’en crudel firire
tutto l’òn ensanguenato».
Nunzio:
«Donna, la man li è presa,
65ennella croc’è stesa;
con un bollon l’òn fesa,
tanto lo ’n cci òn ficcato.
L’altra mano se prende,
ennella croce se stende
70e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.
Donna, li piè se prènno
e clavellanse al lenno;
onne iontur’ aprenno,
75tutto l’òn desnodato».
Maria:
«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,
figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?
80Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,
ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».
Cristo:
«O mamma, o’ n’èi venuta?
85Mortal me dà’ feruta,
cà ’l tuo plagner me stuta
ché ’l veio sì afferato».
Maria:
«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
90Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».
Cristo:
«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve li mei compagni,
95ch’êl mondo aio aquistato».
Maria:
«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.
100C’una aiàm sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato!».
Cristo:
«Mamma col core afflitto,
105entro ’n le man’ te metto
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.
Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,
110àginne pietate,
cà ’l core sì à furato».
Maria:
«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
115figlio attossecato!
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!
120Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?
Figlio dolc’e piacente,
125figlio de la dolente,
figlio àte la gente
malamente trattato.
Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
130Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.
Che mort'ha figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».
Jacopone da Todi
giovedì 18 aprile 2013
martedì 16 aprile 2013
I dreamed kind Jesus
I dreamed kind Jesus fouled the big-gun gears;
And caused a permanent stoppage in all bolts;
And buckled with a smile Mausers and Colts;
And rusted every bayonet with His tears.
And there were no more bombs, of ours or Theirs,
Not even an old flint-lock, not even a pikel.
But God was vexed, and gave all power to Michael;
And when I woke he'd seen to our repairs.
Wilfred Owen
Sognai che il buon Gesu' aveva sabotato l'artiglieria pesante,
E inceppato per sempre tutti gli otturatori;
Con un sorriso, aveva deformato le Mauser e le Colt,
E arrugginito ogni baionetta colle Sue lacrime.
E non c'erano piu' bombe, ne' nostre, ne' Loro,
neppure un vecchio acciarino o una forca.
Ma Dio,seccato, dette pieni poteri a Michele,
che, al mio risveglio, aveva riparato tutto.
(traduzione di Antonio Caponnetto, modificata nel primo verso)
(della ineluttabilita' del Male supremo)
I dreamed kind Jesus fouled the big-gun gears;
And caused a permanent stoppage in all bolts;
And buckled with a smile Mausers and Colts;
And rusted every bayonet with His tears.
And there were no more bombs, of ours or Theirs,
Not even an old flint-lock, not even a pikel.
But God was vexed, and gave all power to Michael;
And when I woke he'd seen to our repairs.
Wilfred Owen
Sognai che il buon Gesu' aveva sabotato l'artiglieria pesante,
E inceppato per sempre tutti gli otturatori;
Con un sorriso, aveva deformato le Mauser e le Colt,
E arrugginito ogni baionetta colle Sue lacrime.
E non c'erano piu' bombe, ne' nostre, ne' Loro,
neppure un vecchio acciarino o una forca.
Ma Dio,seccato, dette pieni poteri a Michele,
che, al mio risveglio, aveva riparato tutto.
(traduzione di Antonio Caponnetto, modificata nel primo verso)
(della ineluttabilita' del Male supremo)
And caused a permanent stoppage in all bolts;
And buckled with a smile Mausers and Colts;
And rusted every bayonet with His tears.
And there were no more bombs, of ours or Theirs,
Not even an old flint-lock, not even a pikel.
But God was vexed, and gave all power to Michael;
And when I woke he'd seen to our repairs.
Wilfred Owen
Sognai che il buon Gesu' aveva sabotato l'artiglieria pesante,
E inceppato per sempre tutti gli otturatori;
Con un sorriso, aveva deformato le Mauser e le Colt,
E arrugginito ogni baionetta colle Sue lacrime.
E non c'erano piu' bombe, ne' nostre, ne' Loro,
neppure un vecchio acciarino o una forca.
Ma Dio,seccato, dette pieni poteri a Michele,
che, al mio risveglio, aveva riparato tutto.
(traduzione di Antonio Caponnetto, modificata nel primo verso)
(della ineluttabilita' del Male supremo)
lunedì 15 aprile 2013
Stelutis Alpinis
| Se tu vens cà sù ta' cretis, là che lôr mi àn soterât, al è un splàz plen di stelutis: dal miò sanc 'l è stât bagnât. Par segnâl une crosute jé scolpide lì tal cret: fra chês stelis nàs l'erbute, sot di lôr jo duâr cuièt. Ciol sù, ciol une stelute: je 'a ricuarde il néstri ben, tu 'i darâs 'ne bussadute, e po' plàtile tal sen. Quant che a ciase tu sês sole e di cûr tu preis par me, il miò spirt atòr ti svole: jo e la stele sin cun té. » | « Se tu vieni quassù tra le rocce, laddove mi hanno sepolto, c'è uno spiazzo pieno di stelle alpine: dal mio sangue è stato bagnato. Come segno una piccola croce è scolpita lì nella roccia: fra quelle stelle nasce l'erbetta, sotto di loro io dormo sereno Cogli cogli una piccola stella: a ricordo del nostro amore. Dalle un bacio, e poi nascondila in seno. Quando a casa tu sei sola e di cuore preghi per me il mio spirito ti aleggia intorno io e la stella siamo con te. » |
Arturo Zardini | |
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